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Storia

La Morte di Guido Rossa, la svolta nelle relazioni Sindacato-Lavoratori
Il 24 gennaio 1979, è stato, a mio umile parere, il vero momento della svolta nel mondo del Lavoro e delle relazioni Sindacali.
A meno di un decennio dalla firma dello Statuto dei Lavoratori, Guido Rossa, Operaio, Antifascista, iscritto alla CIGIL, viene ucciso a Genova, per mano delle brigate rosse, organizzazione terroristica, che a oggi, 2016, non risulta del tutto sciolta, anche perché rimpianta da alcuni ambienti extra parlamentari.
Ma perché viene ucciso? Per i “signori” delle BR era un “delatore”, una “spia”, infiltrata in quei luoghi, le Fabbriche, che secondo teorie demenziali, dovevano rappresentare la culla della “rivoluzione”.
Viene ucciso perché in quella denuncia, contro un suo collega, era solo, Storia tipicamente Italiana, che si è ripetuta spesso negli ultimi 40 anni: Biagi, D’Antona, Falcone, Borsellino, Don Giuseppe Diana, Don Pino Puglisi, Dalla Chiesa, La Torre, solo per citarne alcuni.
Solo, perché il sindacato, il suo sindacato, non può schierarsi, perché il suo partito, non può schierarsi (non lo ha fatto per Moro, come potrebbe farlo per un “Operaio” che si mette contro le BR, i famosi “compagni che sbagliano”).
In questo clima, anni ‘70, attentati fascisti e vendette “antagoniste” (e viceversa), tolleranza, appunto, di fronte all’assassinio di un Lavoratore, il mondo del Lavoro occupa l’ultimo posto nelle varie agende, nonostante gli sforzi dei grandi come Lama e Trentin, ultimi esempi di reale attività sindacale.
Guido Rossa fece quello che tutti noi dovremmo fare nel quotidiano, non ha tollerato che la violenza alzasse la testa nella “sua” Fabbrica, non ha tollerato la prepotenza, non ha fatto, per parlare della “nostra” Brescia, come in una vecchia azienda di presse della via Triumplina, dalla quale sono usciti i peggiori terroristi “neri” delle provincia, con implicazioni anche nella “nostra” strage.
Rossa ha alzato la testa, ha denunciato e noi, da quell’esatto istante, anzi, come prassi, da dopo il funerale, ci siamo dimenticati del suo esempio e ci siamo arresi.
Oggi? Ci trasciniamo, in una assurda competizione tra sigle sindacali e il mondo del Lavoro, è ancora, più di allora, all’ultimo posto delle varie agende.
Gabriele Guerini





 
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